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Nella puntata odierna ci mettiamo in viaggio tra le radici più antiche del Mediterraneo per esplorare l’isola di Mozia, uno degli insediamenti fenici più importanti del mondo occidentale. Situata poco al largo di Marsala, in Sicilia, sull’isola di San Pantaleo all’interno dello Stagnone, Mozia ci restituisce uno straordinario patrimonio storico e archeologico.

A guidarci in questo racconto è il prof. Lorenzo Nigro, docente di archeologia e direttore della missione archeologica dell’Università La Sapienza di Roma, che da oltre vent’anni conduce gli scavi sull’isola, proseguendo il lavoro avviato da Antonia Ciasca. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente mentre si trovava a Cartagine, in Tunisia, per una nuova campagna di ricerca sul campo. Il suo contributo ci permette di comprendere la straordinaria stratificazione storica di Mozia, la sua importanza strategica e simbolica, e il valore della ricerca archeologica in questo angolo dimenticato ma fondamentale della storia siciliana.

Secondo lo storico Diodoro Siculo, Mozia era “situata su un’isola distante sei stadi dalla Sicilia, abbellita artisticamente con numerose belle case, grazie alla prosperità degli abitanti”. Fondata probabilmente tra il XII e il VIII secolo a.C. dai Fenici, Mozia fu un avamposto commerciale di primaria importanza nel Mediterraneo occidentale, molto simile per struttura alla madrepatria fenicia: Tiro.

Chiamata anticamente Mtw o Hmtw nelle iscrizioni fenicie e Motye (Μοτύη) nelle fonti greche, fu una delle tre città fenicie che, secondo Tucidide, rimasero in Sicilia dopo l’arrivo dei Greci: le altre furono Solunto e Palermo. L’isola fu fortificata tra il VI e il V secolo a.C., forse per difendersi dalle spedizioni greche in Sicilia occidentale, come quelle guidate da Pentatlo e Dorieo.

La parabola storica di Mozia subì un brusco arresto nel 397 a.C., quando fu attaccata e distrutta da Dionisio di Siracusa all’inizio della sua campagna contro le città puniche della Sicilia occidentale. L’anno successivo i Cartaginesi riuscirono a riconquistarla, ma la città non recuperò mai l’antico splendore, oscurata dalla nascita della vicina Lilibeo, l’attuale Marsala. Dopo la vittoria romana nella battaglia delle Isole Egadi (241 a.C.), che segnò la fine della Prima Guerra Punica, Mozia fu gradualmente abbandonata, con poche testimonianze successive, tra cui alcune ville di epoca ellenistica o romana.

Tuttavia, la straordinaria ricchezza del sito rimane ancora oggi evidente nei numerosi reperti rinvenuti, tra cui il celebre Giovane di Mozia, una statua di rara eleganza attribuita a una bottega greca, e la cosiddetta Stele del Re di Mozia, tra i manufatti più importanti dell’arte fenicia mai rinvenuti.

Grazie al lavoro instancabile dell’Università La Sapienza, condotto in collaborazione con la Fondazione Whitaker, che gestisce l’isola, Mozia continua a restituire al mondo testimonianze preziosissime sulla civiltà fenicia e sul ruolo centrale che la Sicilia ha avuto come crocevia di popoli e commerci nel Mediterraneo antico.

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