Guerino Zagagnoni: una vita attraverso la guerra
Guerino Zagagnoni nasce il 25 settembre 1915 nelle campagne del ferrarese, in un’Italia ancora profondamente rurale e segnata dall’ingresso nella Prima Guerra Mondiale, avvenuto proprio in quell’anno. Cresce in un contesto semplice, fatto di lavoro nei campi, mani callose e valori antichi. La sua infanzia si svolge nell’Italia del primo dopoguerra, in un periodo carico di speranze ma anche di tensioni sociali, in cui il lavoro manuale, come quello del falegname, diventa simbolo di onestà e dignità.
Il 20 aprile 1936, Guerino viene chiamato alle armi. È un giovane uomo, inconsapevole del lungo calvario che lo attende. Dopo l’addestramento, viene inviato in missione sul fronte orientale, partecipando alla campagna in Unione Sovietica, uno dei teatri di guerra più duri e spietati per l’esercito italiano. All’inizio, le operazioni sembrano favorevoli alle forze dell’Asse, ma le condizioni climatiche, la vastità del territorio e l’opposizione sovietica si rivelano ben presto ostacoli insormontabili.
Rientrato in Italia, Guerino sfugge per puro caso all’imbarco per l’Africa settentrionale: il cargo su cui sarebbe dovuto partire viene successivamente affondato, un evento che – senza volerlo – gli salva la vita. Viene così destinato a un nuovo fronte, quello balcanico, tra Albania e Grecia, in un’area strategica e instabile.
L’8 settembre 1943, con l’armistizio tra l’Italia e gli Alleati, la situazione precipita. L’esercito italiano si disgrega, e i soldati all’estero vengono abbandonati a se stessi. Nei pressi di Tebe, in Grecia, Guerino viene catturato dai nazisti. Inizia così la sua deportazione in Germania, nei pressi di Stoccarda, dove sarà costretto ai lavori forzati insieme a decine di migliaia di altri militari italiani, diventando un Internato Militare Italiano (IMI).
In quanto IMI, non è riconosciuto come prigioniero di guerra e quindi non ha diritto alla protezione della Croce Rossa: è costretto a lavorare in condizioni durissime, tra freddo, fame e umiliazioni quotidiane. Esperto falegname, Guerino viene incaricato di eseguire lavori anche all’interno dei tristemente noti campi di concentramento di Dachau e Buchenwald. Lì ha modo di toccare con mano l’abisso dell’umanità, di osservare da vicino l’orrore organizzato, la disumanizzazione sistematica, senza però mai perdere del tutto la propria dignità.
Viene liberato dai francesi nella primavera del 1945. Ma il ritorno a casa non è immediato. L’Europa è devastata, le comunicazioni difficili, la fame ovunque. Ci vogliono mesi prima che Guerino possa finalmente riabbracciare la sua famiglia e conoscere per la prima volta il figlio nato nel 1941, che non aveva mai visto.
Guerino Zagagnoni era mio nonno.
Un uomo semplice, silenzioso, forte. Un testimone diretto della brutalità della guerra, ma anche della tenacia con cui si può sopravvivere. La sua storia attraversa l’Italia fascista, le nevi di Russia, le montagne della Grecia, i lager tedeschi e il ritorno in patria. Una vita vissuta con dignità, lavoro e coraggio. Una memoria da custodire e tramandare, perché dietro ogni guerra ci sono volti, nomi, storie vere. Come la sua.
